FotoStoria – L’inganno della mente

“Non avrei mai pensato di assumere quell’espressione per un uomo. Lui poi..così solitario e taciturno da sembrare scontroso, egoista e presuntuoso. Eppure mi aveva subito attratta, in quel pomeriggio noioso..

L’avevo visto seduto in strada, da solo; anzi no…fissava un piccolo gatto e ad  un certo punto iniziò a parlargli come se fossero stati amici da sempre, come se lui potesse veramente capirlo – Non vedono, non ascoltano, non capiscono. – A chi si riferiva? Pretendeva che l’animale gli rispondesse o era solo un povero ragazzo solitario senza nessuno con cui parlare? Avrei voluto essere più vicina per poter osservare il suo sguardo, ma mi allontanai, convinta che mi avrebbe portato solo problemi e che, in fondo, fosse troppo simile a me.

Tornata a casa, più tardi del solito, trovai mia madre ad aspettarmi sul balcone della cucina. Dall’espressione capì che avrei ricevuto una delle sue tante prediche sulla malignità delle persone, sulla pericolosità della vita e del mio poco senso del pericolo. Ma quella sera non le prestavo attenzione..sognavo ancora me stessa, abbracciata a quell’uomo.

Uno sconosciuto.

Tutta la notte immaginai di essere stretta tra le sue braccia e di poter ascoltare le sue parole misteriose, i suoi pensieri contorti e di capire i suoi gesti inconsueti. Quando mi svegliai, tirai su le lenzuola fino al naso, avrei voluto sprofondare di nuovo in quel vortice di immaginazione che mi cullava dolcemente. Mi alzai, nonostante tutto , il lavoro chiamava, sarei sprofondata nei sogni ad occhi aperti durante la pausa….e così feci, mentre mi dedicavo alla lettura di uno dei miei libri preferiti, letti così tante volte da sapere ogni passo a memoria.

L’ideale quando sei con la mente altrove.

Ogni giorno passavo nello stesso posto, mi fermavo un po’ ad aspettare di veder comparire quel misterioso ragazzo..ma ogni giorno che passava senza la sua presenza cancellava il ricordo già sbiadito che avevo di lui. Ogni notte sprofondavo nell’immaginazione per poter trovare sollievo al rimorso di non essermi avvicinata, di non avergli parlato o soltanto di non averlo guardato negli occhi.

Così..

Per anni..

Finchè un giorno, attratta da un articolo, mi fermai a comprare un giornale e lo lessi lì, in piedi in mezzo alla strada.

Era lui, ne ero certa! Persi l’equilibrio di fronte alla sua foto e all’articolo che annunciava il suo spettacolo teatrale.

Un attore!

Presto le persone attorno a me cominciarono a parlare di questo nuovo evento nella città ed io decisi che dovevo assolutamente esserci.

Presi posto nella platea e aspettai che salisse sul palco. Quando finalmente lo vidi non ebbi la certezza che fosse lui, soltanto quando parlò ne ebbi la conferma, non avevo dimenticato la sua voce; e finalmente avrei potuto ristrutturare il suo volto nei miei ricordi.

Non ho mai avuto il coraggio di cercarlo, di dirgli che non avevo smesso di pensare a lui, ma ogni volta che posso torno nel teatro, mi siedo più vicina possibile e recito insieme a lui le battute che conosco a memoria. Le nostre voci si fondono insieme, come le mani del pubblico che, a fine spettacolo, come sempre apprezza la sua passione e la sua maschera. Quella che non vorrò togliere mai perchè troppo occupata a tener stretta la mia.

Spesso guardo foto che hanno fatto la storia della fotografia, per cercare ispirazione o per studiare inconsciamente sguardi e caratteristiche da poter provare a riproporre. Scorrevo alcune salvate sul mio pc e mi sono ritrovata a fantasticare su una probabile e triste storia, ho deciso di scriverla per non dimenticarla e di condividerla con voi! 😉

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